Eutanasia, Aborto e Obiezione di Coscienza. Papa Francesco non si fa tirare per la “pellegrina”

novembre 17, 2014
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Tutti coloro che hanno cercato di tirare Papa Francesco per la “pellegrina” (la mantellina che indossano i pontefici) devono esserci rimasti male. Chi sperava in clamorose aperture e vigorosi “revirement” deve essere rimasto molto deluso da ciò che il Papa ha detto all’Associazione medici cattolici il 15 novembre scorso, parole dette, come sempre con amore, ma chiare ed inequivoche.
Chi conosce il magistero della Chiesa e cerca di viverlo con umiltà e rispetto per l’altro sapeva già leggere nelle parole di Papa Francesco la perfetta continuità con i suoi predecessori e con il Magistero.
Papa Francesco non ha fatto altro che ripetere ciò che lui ha sempre detto, spiegando che “il parere della Chiesa lo si conosce e io sono figlio della Chiesa, ma non è necessario parlarne in continuazione”.

La vita umana è sacra, gli esseri umani non devono essere usati come cavie. Parole chiare che mettono in guardia dalla “falsa compassione”, quella di chi, per paura di affrontare la propria sofferenza, cerca di far passare l’eutanasia come qualcosa di umanamente e moralmente accettabile.
La vita umana è sacra e va difesa sempre. Questa missione “coinvolge profondamente la missione della Chiesa. Essa si sente chiamata anche a partecipare al dibattito che ha per oggetto la vita umana, presentando la propria proposta fondata sul Vangelo”.

Guai a dimenticare le più profonde dimensioni dell’esistenza, quelle relazionali, spirituali e religiose per far posto al benessere. Oggi “la qualità della vita è legata prevalentemente alle possibilità economiche, al ‘benessere’, alla bellezza e al godimento della vita fisica, dimenticando altre dimensioni più profonde – relazionali, spirituali e religiose – dell’esistenza. In realtà, alla luce della fede e della retta ragione, la vita umana è sempre sacra e sempre di qualità. Non esiste una vita umana più sacra di un’altra, come non c’è una vita umana qualitativamente più significativa di un’altra, solo in virtù di mezzi, diritti, opportunità economiche e sociali maggiori”, così prosegue il Santo Padre.

Falsa compassione. Rrivolgendosi direttamente ai medici cattolici, ha detto: “La vostra opera vuole testimoniare con la parola e con l’esempio che la vita umana è sempre sacra, valida ed inviolabile, e come tale va amata, difesa e curata”. Di qui l’esortazione “a proseguire con umiltà e fiducia su questa strada”, sforzandosi di “perseguire le vostre finalità statutarie che recepiscono l’insegnamento del Magistero della Chiesa nel campo medico-morale. Il pensiero dominante propone a volte una ‘falsa compassione’: quella che ritiene sia un aiuto alla donna favorire l’aborto, un atto di dignità procurare l’eutanasia, una conquista scientifica ‘produrre’ un figlio considerato come un diritto invece di accoglierlo come dono; o usare vite umane come cavie di laboratorio per salvarne presumibilmente altre. La compassione evangelica invece è quella che accompagna nel momento del bisogno, cioè quella del Buon Samaritano, che ‘vede’, ‘ha compassione’, si avvicina e offre aiuto concreto”.

Obiezione di coscienza. Parole molto chiare anche quelle pronunciate sul tema dell’obiezione di coscienza, la cui eliminazione viene perorata da tutti coloro che per salvaguardare interessi personali ritengono di poter passare sopra la coscienza dell’individuo. “La fedeltà al Vangelo della vita e al rispetto di essa come dono di Dio, a volte richiede scelte coraggiose e controcorrente che, in particolari circostanze, possono giungere alla obiezione di coscienza. Noi stiamo vivendo un tempo di sperimentazioni con la vita. Ma uno sperimentare male. Fare figli invece di accoglierli come dono, come ho detto. Giocare con la vita. Siate attenti, perché questo è un peccato contro il Creatore: contro Dio Creatore, che ha creato le cose così”.

Papa Francesco non ha paura di dire la verità: “fare fuori” vuol dire uccidere. L’aborto, ha proseguito Francesco “non è un problema religioso” e nemmeno “un problema filosofico. E’ un problema scientifico, perché lì è una vita umana e non è lecito fare fuori una vita umana per risolvere un problema. ‘Ma, no, il pensiero moderno …’ – ‘Ma, senti, nel pensiero antico, nel pensiero moderno, la parola uccidere significa lo stesso!’. Lo stesso vale per l’eutanasia: tutti sappiamo che con tanti anziani, in questa cultura dello scarto, si fa questa eutanasia nascosta. Ma, anche c’è l’altra, no? E questo è dire a Dio: ‘No, la fine della vita la faccio io, come io voglio’. Peccato contro Dio Creatore. Pensate bene a questo”. Francesco ha così concluso il suo intervento incoraggiando l’associazione dei medici cattolici a proseguire sul cammino, iniziato 70 anni fa, a servizio della vita “nella sua dignità, sacralità e inviolabilità”.

Speriamo abbiano ascoltato bene alcuni dei presenti, per tutti il professor Giorgio Lambertenghi Deliliers, già presidente dei medici cattolici di Milano, favorevole alla fecondazione eterologa e in polemica aperta con quelli che definisce “i più agguerriti difensori dell’ortodossia cattolica”.

Qui di seguito il testo integrale:

PAPA FRANCESCO AI MEDICI CATTOLICI – 15 novembre 2014

[…] Il pensiero dominante propone a volte una “falsa compassione”: quella che ritiene sia un aiuto alla donna favorire l’aborto, un atto di dignità procurare l’eutanasia, una conquista scientifica “produrre” un figlio considerato come un diritto invece di accoglierlo come dono; o usare vite umane come cavie di laboratorio per salvarne presumibilmente altre.

La compassione evangelica invece è quella che accompagna nel momento del bisogno, cioè quella del Buon Samaritano, che “vede”, “ha compassione”, si avvicina e offre aiuto concreto. La vostra missione di medici vi mette a quotidiano contatto con tante forme di sofferenza: vi incoraggio a farvene carico come “buoni samaritani”, avendo cura in modo particolare degli anziani, degli infermi e dei disabili.

La fedeltà al Vangelo della vita e al rispetto di essa come dono di Dio a volte richiede scelte coraggiose e controcorrente che, in particolari circostanze, possono giungere all’obiezione di coscienza. E a tante conseguenze sociali che tale fedeltà comporta.

Noi stiamo vivendo un tempo di sperimentazioni con la vita. Ma uno sperimentare male. Fare figli invece di accoglierli come dono, come ho detto. Giocare con la vita. Siate attenti, perché questo è un peccato contro il Creatore: contro Dio Creatore, che ha creato le cose così.

Quante volte nella mia vita di sacerdote ho sentito obiezioni. “Ma dimmi, perché la Chiesa si oppone all’aborto, per esempio? È un problema religioso?” – “No, no. Non è un problema religioso”. – “È un problema filosofico?” – “No, non è un problema filosofico. È un problema scientifico, perché lì c’è una vita umana e non è lecito fare fuori una vita umana per risolvere un problema”. – “Ma no, il pensiero moderno…” – “Ma senti, nel pensiero antico e nel pensiero moderno la parola uccidere significa lo stesso!”.

Lo stesso vale per l’eutanasia: tutti sappiamo che con tanti anziani, in questa cultura dello scarto, si fa questa eutanasia nascosta. Ma, anche c’è l’altra. E questo è dire a Dio: “No, la fine della vita la faccio io, come io voglio”. Peccato contro Dio Creatore. Pensate bene a questo. […]

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