Dopo il 20 giugno

giugno 22, 2015
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di Gianluigi Marinelli

«Ecco, essi sono un unico popolo e hanno tutti un’unica lingua; questo è l’inizio della loro opera, e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile” (Cfr. Gen. 11,6)

Cosa dunque è accaduto lo scorso sabato? Si è manifestata agli occhi del mondo una realtà: quello che il pensiero unico (la certezza dei benpensanti) riteneva fosse un “non-popolo” si è invece dimostrato un Popolo! Coloro, che si pensava fossero ormai narcotizzati, sicuramente immersi nella cultura dell’irreale e del virtuale, della “cupiditas” mai soddisfatta e senza vita, dalla “Vita” sono stati destati!

Sì, perché la Vita ha chiamato all’appello ognuno di noi, la vita che è in noi, la vita che è nei nostri figli e che riposa, in tutta la sua potenza, nella storia che sarà delle generazioni che verranno. Questo seme dell’esistere, che scuote le fondamenta del genere umano, e chiede di essere ascoltata ci ha imposto di essere nel “Qui e Ora” della storia.

Molto già è stato scritto e molto già è stato detto riguardo l’appena trascorso sabato pomeriggio, nonostante siano passati solo due giorni, i social media e le stesse agenzie di informazione nazionali e internazionali, su piani diversi e a livelli diversi hanno riportato e in qualche modo già commentato, questo incredibile evento.

Ci preme definirlo incredibile, non tanto per l’entità della partecipazione che in esso si è manifestata, ormai più che abbondantemente comunicata, quanto per il fatto che in pochissimo tempo (poco più di due settimane) si è espressa una spinta dal basso, dalla gente, dalla vita di tutti i giorni, di una tale coinvolgente forza che pochi (o forse nessuno) avrebbero mai immaginato.

Ora non è nostra intenzione soffermarci sul fare una carrellata dei momenti, e degli interventi, che si sono succeduti sabato pomeriggio. La cronistoria, densamente commentata di questo giorno, appartiene già alla narrazione giornalistica (e non solo) e quindi potrete trovare tutte le informazioni che interessano, proposte, più o meno, sotto ogni prospettiva possibile.

Ci piacerebbe piuttosto, fissare lo sguardo su quello che, se veramente lo vorremo, sarà un nuovo orizzonte progettuale, il quale si dischiude pienamente, proprio grazie all’irruzione nel nostro quotidiano di questa data: sabato 20 giugno 2015.

Non a caso abbiamo posto come incipit di questo articolo, il passaggio della Genesi che avete letto. Si perché “è arrivato il momento di svegliarci dal sonno” è di prendere in mano la storia per darle un nuovo orientamento una nuova struttura di senso. Che è quella di riscoprire la pienezza di un “Umanesimo Integrale” in una “Ecologia Integrale”, fondata sulla generatività della famiglia radicata sull’amore vicendevole tra un uomo e donna.

Tale potere con-creativo non è solo di natura biologica e antropologica, ma anche di natura storica: ogni famiglia porta in se la capacità di costruire narrazioni di bene proprio attraverso (e non nonostante) vissuti di sofferenza e difficoltà. Storie di uomini e di donne, i quali imparano nella concreta realtà del bene di un altro che viene prima del mio, anche se questo mi crea disagio e perfino dolore, cosa significa accogliere nel proprio cuore, con la carne e con il sangue, chi mi sta di fronte.

E se come afferma Papa Francesco, nell’enciclica “Laudato si”, recentissimamente pubblicata che “L’ambiente umano e l’ambiente naturale si degradano insieme”, allora emerge in tutta la sua centralità la profonda relazione che c’è tra costruire l’umano (in una famiglia) e valorizzare ogni sistema ambientale, come missione fondamentale di ogni persona e dell’umanità intera. Ecco dunque che il genesiaco parlare di “custodire e coltivare” diventa la vera chiave di lettura dell’espressione “soggiogare e riempire”.

Pertanto se dinnanzi a noi si apre la gigantesca necessità di traguardare, obiettivi di tale portata a che scopo ci stiamo perdendo i capziose dispute interne, atte ad evidenziare ciò che ci divide, invece di sottolineare la luminosità di ciò che ci unisce? Se la ricerca dell’unità, come tutti affermiamo, è il primo esempio e la prima testimonianza da dare, perché allora i nostri figli non ci sorprendono esausti a causa della lotta che porta proprio alla costruzione della vera famiglia umana? Quale obiettivo più alto, dove investire le proprie vitali energie, potrà mai essere dato ad un ragazzo o a una ragazza?

Concludiamo, lasciandoci luminosamente guidare, da quella mirabile opera del magistero, un magistero “che porta l’odore delle pecore”, che è l’Esortazione Pastorale Evangelii Gaudium. Eccovi alcuni dei suoi assi portanti: Il tempo è superiore allo spazio [222-225] – L’unità prevale sul conflitto [226-230] – La realtà è più importante dell’idea [231-233] – Il tutto è superiore alla parte [234-237]

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